GANG
GANGGANGGANGGANGGANGGANGGANGGANGGANGGANGGANGNuovo grande cd della "nostra" grande band:
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FUORI DAL CONTROLLO"
Dedicato agli eretici di tutti i tempi, questo disco è un omaggio al coraggio di lottare e di rischiare in prima persona, alla volontà di non abbassare la guardia. Una canzone si interroga sulla morte misteriosa di Ilaria Alpi
di
Andrea Lira
A due anni dalla pubblicazione di Una volta per sempre - ultimo tassello della trilogia dedicata alla memoria cominciata con Le radici e le ali e proseguita con Storie d'Italia - i Gang tornano con quello che potremmo definire un disco epocale per la musica italiana. Fuori dal controllo (Wea) è infatti il punto d'arrivo di un viaggio musicale partito dieci anni fa all'insegna di un rock militante che guardava a Woody Guthrie e citava i Clash: correva l'anno 1987 e Barricada-Rumble Beat svelava all'Italia una delle sue band più coraggiose e promettenti. Con l'andare degli anni i fratelli Severini decisero di abbandonare il combat-rock (solo a livello sonoro, ovviamente) e la lingua inglese per approdare a un folkrock denso di colori e profumi della tradizione popolare, marchiato a fuoco dalla voglia di essere sempre e comunque veri, scomodi, non-allineati. In Fuori dal controllo le pulsioni barricadere dei vecchi tempi riaffiorano prepotenti, quasi la band marchigiana volesse presentarsi all'appuntamento con il nuovo millennio al massimo della potenza di fuoco. Dedicato agli eretici di tutti i tempi, questo CD è un vero e proprio omaggio al coraggio di lottare e rischiare in prima persona, un'elegia moderna alla volontà di non abbassare la guardia di fronte a nulla, qualsiasi sia il prezzo da pagare. Ed il prezzo che i Gang potrebbero pagare per certe loro "verità" è in effetti alto: citando un linguaggio poliziesco i due partigiani del pentagramma "cercano rogne"! "Dieci aprile notte dei fuochi/ traffico d'armi in mezzo alla baia/ le armi le porta la nave fantasma/ dal porto a Livorno diretta in Somalia/ su quella rotta Ilaria si mise la notte che il mare rubò i quattro venti/ sul Moby Prince in mezzo alle fiamme un'altra strage degli innocenti": questa la parte centrale di "Chi ha ucciso Ilaria Alpi? ", canzone dedicata alla giornalista del Tg3 ammazzata in Somalia insieme all'operatore Miran Hrovatin, sulla cui morte ci sono ancora troppe ombre artificiali. "Muoviti" è un inno all'azione, una sorta di chiamata alle armi delle coscienze spente e stanche di questa fine millennio in chiave garage: "colpire dritto al cuore/ questa è la missione/ ribelle il messaggio/... libera il tuo tempo/ acuti come spade/ e bassi come un pugno/ pungere e volteggiare/ stile da combattimento/ e se lo scontro è in atto/ noi torniamo sulla scena". Fuori controllo e una chiara e semplice apologia di insubordinazione all'ammasso, un inno all'eresia, un cantico pagano della non-massificazione dove libertà significa essere "fuori servizio/ fuori mercato/ fuori dal valore d'uso/ fuori di gabbia, fuori di stato". "Fino alla fine" richiama la tradizione dei folk-singer politici (l'amico Billy Bragg in testa), guardando lontano, oltre gli steccati dove "un'ombra lunga c'insegue/dentro il rosso di un tramonto fino all'ultima fermata/ fino alla fine/ fino in fondo". Identica matrice per "Giorni" (su Wílliam Bloke avrebbe fatto un figurone), mentre "Bruciami l'anima" cita Ken Loach inseguendo la voglia che qualcuno ci faccia "ridere il sangue nel cuore". "Resta vivo" è resistenza in musica, un incitamento alla sopravvivenza per garantirsi la vita: "quando non c'è la fai più/ e hai. davanti un giorno un altro/sempre uguale/quando su nessuno puoi contare/ quando si è da soli/ e da soli fa più male/ tieni duro/ non arrenderti mai". "Colpevole di ghetto" (da sola vale il costo del cd) è una sorta di "Know your rights" con tanto di partecipazione "su precisa richiesta e consapevole dei rischi" di Tom Robbins come voce recitante in inglese: "colpevole di ghetto/ sospetto di anarchia/ reo di resistenza/ ad uno stato di polizia/colpevole di esilio/ e di lavoro nero/ colpevole di fam/ nel ventre dell'impero/ nel nome del denaro/ colpevole senza rinvio/ di anima migrante/ di avere un altro Dio/ tanti siamo in tanti/ tutti con le spalle al muro/ avanti andiamo avanti/ cosmopoli è il futuro". "Dopo la pioggia" e "Iside" tracciano solchi di intimismo e dolcezza tra le ruvide pieghe di un disco senza compromessi, mentre "il bandito Trovarelli" racconta sulla falsa riga ritmica di "Londons Burning" la storia del famoso brigante dell'era napoleonica tornato per incarnarsi nel nossignore di tutti noi. Chiude l'album "Comandante", inno alla guerriglia zapatista che ospita come coristi i Modena City Ramblers, grandi amici dei fratelli Severini che vollero per interpretare la cover de "La locomotiva" presente su "Grande famiglia".
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