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Il Laboratorio Teatrale Re Nudo nasce nel 1987 e,
sin dal suo inizio, la sua azione è caratterizzata dalla
volontà di dare vita ad un Teatro tra la gente basato
sull'essere e non sull'apparenza, sulla lealtà dei propositi
e non sulla mistificazione. Spesso si equivoca sul senso che deve acquisire il
Teatro in una società come la nostra, proiettata verso uno sviluppo
considerevole che sempre meno si coniuga ad un progresso reale di valori e di
qualità della vita. Il Teatro deve essere mezzo di conoscenza atto
a cercare e creare idee, deve recuperare la sua originaria funzione di assemblea
civile, ponendo problemi, sollevando dubbi, facendo da coscienza critica del
presente; più spesso si è posto, anche storicamente, come arte
scomoda o provocatoria, che nulla ha a che vedere con il populismo
del panem et circenses.
Il Teatro deve stare tra la gente,
abbattendo le differenze economiche e culturali, trasformando sé stesso e
gli altri, ma senza ricercare il consenso acritico e strumentale del pubblico,
senza scendere a patti con mode o divismi, senza abbassare la propria
arte. Il Teatro deve comunicare, e-mozionare, ossia provocare nello spettatore
uno spostamento da uno stato d'animo ad un altro. Se riesce in questi
compiti, e li ottempera in modo intelligente e democratico, non rimane chiuso ad
una ristretta cerchia di intellettuali, ma diventa realmente arte popolare. Un
Teatro Necessario che contrasti il rischio reale di morte che la nostra
civiltà sta correndo. E a questi criteri che Re Nudo
si è ispirato nella sua azione ormai più che
decennale, funzionando come centro di produzione, di ricerca e di formazione
teatrale.
Nel 1991 si fa promotore, insieme
ad altre associazioni cittadine, del progetto denominato Parco della solidarietà
e della comunicazione, che prevede la creazione di un polo di servizi
socio-culturali all'interno di una struttura pubblica praticamente inutilizzata.
Questo nel momento in cui San Benedetto vive una preoccupante realtà
di degrado sociale e culturale che si manifesta attraverso segnali allarmanti
(solitudine, nuove povertà, aumento dello spaccio e del consumo
di droga, aumento della criminalità, aumento dei casi di malattia
mentale) e che porta all'emarginazione e al disorientamento di ampi strati
della società, in particolare dei giovani. Una città avviata
verso la perdita della sua memoria sociale, storica e culturale, che si
presenta avara ma che povera non è e al tempo priva di un'adeguata
rete di servizi pubblici, efficaci ed efficienti, in grado di produrre
nuova ricchezza (cultura della solidarietà).
Re Nudo, dal canto suo, provvede
a restaurare (a sue spese) una sala del suddetto edificio, realizzando
uno spazio teatrale da cento posti, che ospita al suo interno moltissime
attività di vario tipo, divenendo ben presto un centro vitale per
l'intera città.
Fra le altre cose il Laboratorio
Teatrale, sostituendosi in questo all'Amministrazione Comunale del momento
che ostacola in tutti i modi il progetto del Parco, organizza per due
anni consecutivi una rassegna di teatro di ricerca (denominata Senzasipario),
dando continuità ad un'analoga manifestazione dapprima gestita direttamente
dall'Ente pubblico e ospitando artisti quali Santagata, Morganti, Corsetti,
Ravenna Teatro, Tam teatro musica,ecc.
Quando con un atto d'imperio
il Commissario prefettizio , nel frattempo insediatosi, cancella
due anni di storia (ignorando anche una delibera consiliare e 3500 firme
raccolte a sostegno del Parco della solidarietà e della comunicazione)
consegnando l'intera struttura all'Università di Camerino, Re Nudo
concentra i suoi sforzi nel recupero di un cinema teatro da 400 posti,
il Pomponi, altra struttura pubblica sottoutilizzata, gestita da privati
morosi e trasformata in cinema a programmazione quasi
esclusivamente a luci rosse.
La nuova Amministrazione Comunale,
una volta rientrata in possesso dell'unico teatro pubblico della città,
progetta con grande lungimiranza di venderlo e di consentire la realizzazione,
al suo posto, di un centro commerciale con maxi parcheggio incorporato.
Per fortuna si alzano voci di dissenso. Ma l'atto decisivo per la salvezza
del Pomponi è la costruzione di un nuovo palco da parte di Re Nudo,
che lo progetta e lo realizza con le sue mani in occasione del 1° Incontro
Nazionale dei Teatri Invisibili; struttura perfettamente attrezzata
che trasforma l'interno del teatro, ridandogli piena dignità.
L'Amministrazione Comunale
cambia idea e nel 1997 affida al Laboratorio Teatrale, per cinque anni,
la gestione del Teatro Comunale (che riprende il suo nome originario Concordia).
A questo punto Re Nudo provvede a rendere definitivamente funzionante lo
spazio con ulteriori interventi di restauro. Il Concordia diviene un
luogo di progettazione di una cultura della solidarietà, dell'incontro,
del recupero della memoria.
Durante tutti questi anni il
gruppo realizza dieci allestimenti, sette dei quali completamente
autoprodotti e gli altri frutto di laboratori tenuti da esterni (soprattutto
nella prima fase di lavoro della compagnia) :
Il bicchiere della staffa di H.Pinter (1987)
Le prove di AA.VV. (1988)
Quando i circhi porteranno i nomi dei clown di Cinì, Massacci, Pesiri (1989)
Frammenti su partitura * Stracci e brandelli di
drammaturgia contemporanea * di AA.VV. (1990)
Piccoli omicidi di J.Feiffer (1991)
La tragica storia del dottor Faustus di C.Marlowe
(1992)
Epàtite e Diàbete: ci vuole un fegato
bestiale di AA.VV. (1993)
Il rinoceronte di E.Ionesco (1994)
Ionescamente Dada di AA.VV. (1995)
Studio per la memoria di AA.VV. (titolo provvisorio
1996)
Adriatico - canto per la memoria di
P. Cinì (1997)
Adriatico
canto per la memoria
Siamo tutti esuli dal nostro passato (F.
Dostoevskij)
con: Paola Chiama, Francesca Cinì, Piergiorgio Cinì,
Rosanna Listrani, Enrica Loggi, Fiorenzo Massacci, Riccardo Massacci, Giuliano
Napoli, Rita Pepe, Maria Sforza, Roberta Sperantini.
coreografie: Paola Chiama
voci fuori campo: Maria Bartolozzi, Fabrizio Ercoli, Dora Ferrari,
Loredana Maxia.
scene: Domenico e Paolo Massacci
luci: Massimo Massacci
audio: Riccardo Sciarra
montaggio audio: Paolo Pesiri
costruzione drammaturgica e regia: Piergiorgio Cinì
La perdita della memoria equivale alla morte della civiltà
e un forte odore di morte pervade questo nostro presente immemore. Tutto
lascia presagire l'imminente crollo della nostra civiltà.
Ma ancora una disperata volontà di non morire anima l'azione
e il pensiero di molti: è da qui che è opportuno ricominciare,
per invertire una direzione che ineluttabilmente conduce alla disintegrazione.
Perciò ci è sembrato necessario, in questo momento,
iniziare una riflessione critica su ciò che è e ciò
che sarà alla luce di ciò che è stato, utilizzando
il teatro come mezzo di conoscenza per cercare idee, porre problemi, sollevare
dubbi.
Adriatico - Canto per la memoria non racconta una storia, non narra
le gesta di singoli personaggi in una scansione lineare degli accadimenti:
usa lo stesso linguaggio evocativo proprio della poesia e della memoria,
con l'intento di rendere ancora più universale ed accessibile il
suo senso più profondo.
La messa in scena ruota tutta intorno alla contrapposizione dialettica
tra la volgarità dell'uomo del presente, esule e naufrago nella
sua isola-gabbia, vittima della civiltà dell'immagine, dell'omologazione
e della dimenticanza, e la sacralità di un passato palesemente negato.
Un passato in cui convivono elementi ancora brucianti della cultura
popolare, presentati senza alcuna patina consolatoria, grandi eventi ed
ideali, patrimonio incommensurabile della nostra memoria collettiva, e
un imprescindibile bisogno di trascendere, di andare oltre.
L'uomo dell'oggi, alla fine trasformatosi in un cinico venditore
di immagini e di ricordi, viene sopraffatto e soffocato dalla forza della
tragedia, che ristabilisce la verità, restituisce il senso più
vero alle cose e crea i presupposti per l'auspicabile incontro-unione con
l'Altra, colei che viene dalle terre poste al di là del mare a riscattare
i valori più profondi, negati dalla nostra epoca, parlando una lingua
semplice, apparentemente ingenua, ma straordinariamente viva, vera e necessaria.
Adriatico è anche un omaggio alla cultura della nostra terra
e al mare, visto non solo come elemento liquido, ma come matrice dell'esistenza,
grembo della storia e della civiltà.
(altre voci)
si
può ignorare il coro temporaneo
e
ascoltare l'inverno sotterraneo
non
c'è sonno nei morti continuamente
essi parlano, prendono la nostra voce
l'eco gira sulle vene acquose, fuma,
e
la lingua è visitata dalla neve...
(E. De Signoribus)
Il Laboratorio Teatrale organizza
ogni anno corsi di recitazione e di dizione (riconosciuti dalla Regione
Marche), seminari, laboratori nelle scuole, progetti speciali, rassegne
di teatro di ricerca.
E' tra i soci fondatori dell'Associazione
Nazionale dei Teatri Invisibili, di cui fanno
parte compagnie teatrali fortemente radicate nel loro territorio, non sovvenzionate
dal F.U.S., che trovano una loro identità non nella comune esclusione,
ma nella comune partecipazione-atto di presenza nella comunità.
Compagnie che mettono in gioco tutte se stesse per il teatro, interessate
non ad un " prodotto " teatrale ma ad una comunicazione con " l'altro ",
tenute in un limbo asfittico anche per la mancanza di un'organica legge
per il teatro e per il progressivo mummificarsi di un teatro sovvenzionato,
protetto e presidiato come una cittadella. Per tre anni consecutivi Re
Nudo organizza a San Benedetto del Tronto l'Incontro Nazionale dei Teatri
Invisibili, nel corso del quale più di 150 gruppi autoconvocatisi
senza selezione artistica presentano i loro lavori, realizzando un significativo
momento d'incontro con gli altri e il pubblico, di dialogo e riflessione
su poetiche e visioni teatrali.
Nella stagione in corso (oltre
alle attività ordinarie) Re Nudo organizza, in collaborazione con
il Comune di San Benedetto del Tronto e l'AMAT (Associazione Marchigiana
Attività Teatrali), la stagione teatrale della città; inoltre
dà inizio al progetto Teatro e collettività.