NOVITA' ROCK

STRUNG OUT Suburban Teenage Wasteland Blues (Fat Wreck)
PROPAGANDHI Less Words,More Rock (Fat Wreck)
Doppio misto per la Fat Wreck Chords.Due nuove produzioni della label di San Francisco, entrambe molto interessanti e, in maniera differente, molto agguerrite.Number one: Strung Out. L'energico quintetto proveniente da Simy Valley si diletta con trascinanti e tiratissime cavalcate chitarristiche che, solo in rari momenti di tregua ("Solitaire" ed il gradevolissimo punk-rock di "Somnombulance", ad esempio), cedono il campo a brani leggermente più moderati.Il resto, come potete immaginare, é puro Hardcore juice di buona fattura.Veloci e melodici, divertenti e senza compromessi, gli Strung Out azzecano in pieno l'obbiettivo di un secondo album (dopo il primo "Another day in paradise")davvero ben riuscito e convincente. Number two: Propagandhi, ovvero:quando l'Hardcore/punk parla politically correct. "Less words, more rock", il nuovo album del gruppo canadese, é un nuovo frontale attacco contro tutte le forme di razzismo, di sessismo e di violenza nei confronti degli animali.Già i titoli parlano in modo molto chiaro e diretto; "The only good fascist is a very dead fascist", oppure "Apparently i'm a P.C.fascist (because i care about both human and non-human animals"), assomigliano più a slogan da scrivere sul muro di fronte casa che a semplici titoli di canzoni.E che canzoni! Quattordici irruenti e schizofrenici episodi in cui i Propagandhi sono capaci di passare dalle tranquille e melodiche cadenze di un brano come "Anchorless" alle rabbiose e velocissime turbolenze di un pezzo come "Rio de San Atlanta" nel breve spazio di appena qualche solco di silenzio. Quando l'impegno politico non va a scapito della musica che si produce i risultati non potranno mai deluderci.
Gianni Farina

TOEUNUT Information (Mute)
Nuova formazione proveniente da Atlanta (messa sotto contratto dal signor Mute in persona, Adrian Janssens) che esordisce con questo "Information", lavoro dinamico e talmente eterogeneo che sfugge a qualsiasi tentativo di etichettamento selvaggio. Le influenze sono talmente tante e differenti fra loro, talmente tanto ben masticate/assimilate/combinate in forma diversa e del tutto inedita, che si fa davvero anche molta fatica a parlare semplicemente di crossover. E' forse più facile, allora, parlare di new rock (solo per pura pigrizia), proprio come si é soliti fare per gruppi come Tortoise, Gastr del Sol, Somewhere in Europe o Run on che, anche se in ambiti differenti fra loro, abbozzano quelli che, molto probabilmente, potranno essere i futuri percorsi del rock. "Information" é comunque un disco trasversale, obliquo e da ascoltare attentamente.
Gianni Farina

BRUCE GILBERT Ab Ovo (Mute)
Soporifera compilazione pseudo-sperimentale allestita (scritta/arrangiata/suonata) dall'ex chitarrista dei Wire, Bruce Gilbert. Nove tracce (io ho resistito fino alla numero cinque, poi mi sono dolcemente addormentato sotto il caldo sole pomeridiano) di reiterazioni elettro-noise che nulla aggiungono a tutto ciò che é già stato prodotto in questi anni.Forse la musica elettronica é altrove, percorre strade molto più stimolanti di questa.
Gianni Farina

ROCKTRANSGLOBAL UNDERGROUND Psychic Karaoke (Nation/Flying)
Terzo appuntamento con l'altra faccia del crossover, della miscela fra esoticità etniche e ritmi danzerecci. "Psychic Karaoke", album numero tre dopo il primo "Dream of a 1000 nations" ed il contraddittorio "International times", ci da modo di riscoprire un gruppo capace di indagare e di sondare, nello stesso momento, le diverse personalità di certa musica contemporanea.Un lavoro completo, quello forse della definitiva consacrazione, in cui la ricerca dell'equilibrio fra le diverse anime "transnazionali" del gruppo si risolve, nella maggior parte dei casi, in una graduale crescita qualitativa dell'ensamble e in un continuo e progressivo affinamento stilistico dei singoli brani che compongono il cd.I bpm aumentano, i bassi si fanno più profondi e continui, le orientaleggianti melodie del cantato di Natacha Atlas sono molto più incatenate all'interno del formato canzone oltre che meno presenti, nel complesso, rispetto al passato. "Psychic Karaoke", assieme allo straordinario "Leftfield" dell'anno passato, rappresenta molto fedelmente il percorso e l'evoluzione sonora di un certo modo di intendere la commistione fra ricerca tecnologica e la dimensione più "umana" e tradizionale, del "suonato".
Gianni Farina

HOLY BARBARIANS Cream (Beggars Banquet)
Credo proprio che Ian Astbury non riesca assolutamente a rassegnarsi al fatto di non poter più recitare una parte da protagonista nella attuale scena indie inglese. Difficile é doversi adattare ad un semplice ruolo da comprimario quando, per anni ed anni, ci si é sempre trovati, nel bene o nel male, continuamente al centro dell'attenzione di pubblico e stampa. Dopo le ultime mediocri prove ed il conseguente scioglimento dei Cult, Astbury, accompagnato da musicisti nuovi nuovi di zecca, cerca nuovamente la via del successo e della riconquista di una credibilità che é ormai andata persa da tempo.I risultati sono pressoché deludenti, il disco infatti non convince affatto, pieno com'é di inutili tentativi di rinverdire i fasti del passato o di infruttuose e goffe imitazioni di se stesso. "Cream" non é in grado, a mio avviso, di potersi agilmente inserire in un qualsivoglia discorso attuale. L' "oggi", per gli Holy Barbarians, nello stesso momento in cui ci accingiamo ad ascoltare l'ultima traccia del CD, come per magia si é già trasformato in "ieri".
Gianni Farina

CHINA DRUM Goosefair (Mantra)
Primo album, che arriva dopo la classica serie di singoli "apripista", per questo power-trio del north England dotato di buona carica punk con leggero retrogusto wave. Davvero un suono abbastanza atipico ed inusuale, dal sapore più americano che britannico a dir la verità, per un disco che appare molto compatto ed omogeneo dall'inizio alla fine rischiando, però, a tratti, di sembrare alquanto ripetitivo.Non lasciatevi ingannare però.Ascoltato più di una volta, "Goosefair", nasconde, fra i solchi, buoni spunti e ottime canzoni. Come l'iniziale hit single "Can't stop these thing" ad esempio, vero e proprio tormentone primaverile grazie anche ai ripetuti passaggi video su MTV, o le gradevoli prodezze di "Simple" e della successiva "Biscuit barrel f.m.r". Occhio al vinile con la bella cover di "Wuthering Heights" di miss Kate Bush.
Gianni Farina

ROCKTribe 8 Snarkism (Alternative Tentacles / Wide)
Se siete tra quei maschietti che si sono scandalizzati per le performance di Bikini Kill e Team Drensch nel corso della loro tournèe italiana vi consiglio di stare alla larga da "Snarkism" il nuovo album delle Tribe 8 : queste lesbiche vogliono il vostro sangue. Il fumetto di copertina servirà a chiarirvi le idee. Dopo il tour de force hard punk di "Fist City", il loro fenomenale album del '95, le terribili cinque di Frisco tornano a turbare le notti insonni di fasci, democristiani, democratici di sinistra of the world e non ultime di tutte le ragazzine lesbo che vorranno sottostare al loro ruvido charme. Le sonorità di "Snarkism" sono meno hardcore rispetto alle prove precedenti delle Tribe 8 e lasciano spazio persino a brani dalle tentazioni quasi funky ( "Checking out your Babe", "Wrong Bathroom" ) e alle ballate ( "Jim", "Darby & Syd", esilarante ) e addirittura ad un classico Rock'n'Roll ( "Movin'up to Mendo"). Viene riproposta anche quella "Oversize Ego" che aveva infiammato la compilation "Outpunk Dance Party", con la sua ripresa praticamente integrale di "Girl U Want". Dal punto di vista dell'attitudine le Tribe 8 sono per fortuna sempre le stesse. E' praticamente inutile citare una canzone o l'altra, tanto E' divertente, furbo e deciso l'attacco verbale che Lynn Breedlove riserva al mondo intero, un mondo che non sembra avere un posto per lei e le sue amiche: negli autogrill non ci sono toilette per i freaks del sesso come me, denuncia non senza autoironia Lynn in "Missing Link" ( anello mancante, appunto ). Indubbiamente salterà fuori il solito fighetto pseudo alternative che accuserà le Tribe 8 di "sessismo al contrario ", dimostrando di non aver capito un cazzo e di essere più maschilista di qualsiasi camionista barese. Le Tribe 8 sono sessiste certo, sono separatiste, ed ogni tanto fa bene anche ai maschi eterosessuali bianchi e democratici sentirsi vittime del pregiudizio, per una volta sentirsi messi in discussione, loro che ( e mi ci metto anch'io) sono dalla parte di quelli cosiddetti "normali" che in fondo in fondo pensano di essere della sponda giusta, e si indignano se le suddette invece si ribellano alla loro ipocrisia e li insultano. E' contro questa forma di pietismo offensivo che le Tribe 8 si battono con tutte le loro forze. Certo starsene comodi a casa a sentire i propri cd preferiti è più rassicurante ma se non siete capaci di affrontare una serata con le Tribe 8 che vi insultano, vi provocano, allora si vede che avete sbagliato ambiente o che, per usare un'espressione cara ai camionisti di cui sopra, "Non c'avete le palle".
Ferruccio Quercetti

SLEATER KINNEY Call The Doctor (Chainsaw/ Wide) Le Sleater Kinney da Olympia sono un terzetto tutto femminile dedito ad un suono vicino al punk rock per intensità ma caratterizzato da aperture pop non indifferenti che ricordano da vicino cose delle prime Scrawl o dei gruppi della Simple Machines alla Crackerbash o Tsunami. Questo "Call The Doctor" è il loro secondo album e si fa notare soprattutto per l'intensità e la rabbia con cui i contorti brani delle Sleater Kinney vengono eseguiti, un misto di sofferenza, paura e convinzione che rende ogni brano un notevole tour de force emozionale. Non sono pochi i richiami alla prima New wave ("X ray Spex" e "Wire" su tutti) mentre i testi si soffermano spesso sulla tematica del corpo femminile e la sua reificazione . Le tre Sleater Kinney si alternano ai diversi strumenti mantenendo costante la freschezza delle esecuzioni. Un ottimo suono, insomma, post riot Grrl, in cui l'energia e la rivendicazione sociale vengono supportate da un approccio eccezionalmente passionale alla musica, segno che certi per certe problematiche il confine tra il privato e il pubblico è più insignificante che mai. Se l'idea di delle Bikini Kill più intimiste vi stuzzica questo "Call The Doctor" fa al caso vostro. Del resto il titolo di una delle canzoni qui contenute non lascia adito a dubbi : "I Wanna Be Your Joey Ramone".
Ferruccio Quercetti

ROCKRAGE AGAINST THE MACHINE Evil Empire (Epic) Benvenuti nell'impero del male.Quello raccontato e rappato a singhiozzo da Zack De La Rocha, per intenderci.Ben quattro lunghi anni sono passati da quando i Rage Against The Machine, grazie al primo, spiazzante album di debutto, giocavano la carta (vincente) della combinazione fra metal e rap, primo passo verso una definitiva e completa rottura dei confini fra i diversi generi musicali.Chissà quante parolacce si sono beccati Tom Morello e compagni, da chi, all'epoca, prima gridò allo scandalo per la sacrilega incursione nel tempio dell'Hard/Metal e poi, beffato, non poté che recriminare per l'enorme successo dei Rage. E chissà quanti altri (i Rage Against The Machine sono stati di sicuro uno dei gruppi più clonati di questi ultimi anni) ringraziarono per l'insperata iniezione di vitalità e di rinnovamento che usciva dalle note di "Killing in the name of". Millenovecentonovantasei. E' l'anno del rientro nella zona rossa, quindi, per uno dei gruppi più impegnati politicamente e socialmente (ultima iniziativa, in ordine di tempo, il cocerto organizzato, e poi saltato per inconvenienti tecnici, al Villaggio Globale di Roma, per raccogliere fondi in favore della rivolta nel Chiapas) nonostante le polemiche di sempre sulla "legittimità" di un connubio così stretto ed imbarazzante con la major label a cui i Rage, per contratto, sono legati. Con "Evil Empire" i Rage Against The Machine, per un certo verso, smettono di guardare avanti, fregandosene di apportare grossi cambiamenti al loro sound, e rivolgono lo sguardo verso ciò che li circonda, verso la cruda realtà quotidiana.Una realtà fatta di storie di soprusi e di sangue versato in nome di ignobili e falsi ideali liberal, figli di quella cultura reganiana dello stato che tanti danni ha fatto nel decennio precedente.E' l'impero del male e i Rage Against The Machine lo conoscono e lo sanno descrivere molto bene. Genitori fate attenzione, da quì arrivano solo brutte parole.
Ferruccio Quercetti
.

URUSEI YATSURA We Are Urusei Yatsura (Ché)
C'é bisogno di tanto in tanto di ascoltare un disco che ti piace e che ti colpisce al cuore (oltre che al portafoglio!!) sin dal primo ascolto. Non dico tanto, non voglio esagerare e pretendere l'impossibile, ma almeno una volta, ogni cinque/sei mesi, si sente davvero il bisogno di mettere sù un disco la mattina, per poi toglierlo e riporlo nello scaffale, dopo ripetuti ascolti, solamente a notte inoltrata. E non si tratta solo di pigrizia, credetemi, visto che, comunque, se la vostra copia di tal dischetto é in vinile (aimé) dovrete giocoforza, ogni volta, alzare le vostre delicate chiappette per cambiare lato e continuarne così l'ascolto. Almeno io, ho dovuto farlo (e non é stata assolutamente una faticaccia), per questo primo album degli Urusei Yatsura. Di che cosa si tratta? Cercate di immaginare i Pavement che vanno a fare spesa al supermarket dei Sonic Youth e avrete una mezza idea di che tipo di ambiziosi progetti hanno in mente questi quattro giovinotti scozzesi. Un disco fondamentalmente pop, sporcato e inzozzato da frenesie chitarristiche e scarsa qualità nella registrazione che, moltiplicato per dodici (tanti sono i brani contenuti nel disco), ci farà pesare un tantino di meno l'opprimente afa estiva.Divertente in alcuni frangenti ("First day on a new planet" e "Plastic ashtray"), riflessivo in altri (la stupenda "Black hole love") ed in certi casi addirittura da trenta e lode ("Kewpies like watermelon" e la pixisiana "Kernel"), We Are Urusei Yatsura é una delle più belle sorprese di questa prima metà del novantasei. Un gruppo da seguire davvero con estrema attenzione. Chi viene a vederli a Reading, con me, quest'estate?
Ferruccio Quercetti
.
Last Updated: Monday 8 July 1996 20.24.15